La Battaglia delle Egadi
Dal: 01/08/2017 Al: 01/08/2019

Immaginate lo specchio di mare tra Trapani e le isole Egadi costellato di centinaia di navi in legno, arpionate l’una all’altra. Da un lato i Romani, dall’altro i Cartaginesi. Immaginate lo sforzo sovrumano di quei soldati pronti a morire pur di sconfiggere il nemico di sempre. Era il 10 marzo del 241 avanti Cristo, quando nella porzione d’acqua a largo dell’isola di Levanzo, a nord di Capo Grosso, si consumò l’epica battaglia che mise fine alla prima guerra Punica. Il più imponente scontro in mare per numero di partecipanti, circa 200 mila, tra i Romani guidati da Gaio Lutazio Catulo e i Cartaginesi capeggiati da Annone che sancì la supremazia di Roma su Cartagine e decise le sorti del mondo di allora e dei secoli a venire. Da quel momento in poi, infatti, Roma, che fino ad allora aveva sottomesso solo popoli a lei vicini, cominciò la sua grande conquista del Mediterraneo.

 Battaglia delle egadi

Fino a quel giorno, infatti, la supremazia in mare era toccata a Cartagine che dopo oltre 20 anni di scontri navali e terrestri si era però dissanguata nella gestione della flotta e i suoi commerci erano rallentati. Anche Roma cominciava ad avere qualche problema nel chiedere rinforzi agli alleati e aveva dovuto sostenere tante spese per le battaglie navali e per i naufragi; inoltre Roma non aveva i soldi necessari per allestire nessuna grande flotta. Nonostante ciò, per la terza volta Roma decise di tornare sul mare e cercare di chiudere la partita. Roma all’inizio della 1ª Guerra Punica non aveva grande esperienza navale, quindi dovette copiare le potenti navi cartaginesi catturate durante gli scontri navali e dovette inventare una potente arma, che sarebbe servita a vincere: il corvo. Uno strumento d’abbordaggio, che agganciava la nave nemica per trasformare la battaglia navale in uno scontro via terra.

 isole egadi

La battaglia della sconfitta si svolse tra Levanzo e Trapani: Lutazio Catulo volle conquistare Trapani, che era già occupata dai Cartaginesi. Alcune flotte Cartaginesi ritornarono in patria lasciando meno protetta Trapani, che fu così conquistata dai Romani insieme alla città di Lilibeo (Marsala). A Cartagine, quando si seppe della spedizione romana, furono caricate le navi di cibo, bevande e persone in aiuto di Amilcare Barca. Annone voleva portare la flotta all’isola “SACRA”(cioè Marettimo), per scaricare i rifornimenti delle truppe terrestri e per avere delle navi più leggere e manovrabili e quindi più forti negli scontri navali; ma Lutazio Catulo seppe dell’arrivo dei Cartaginesi e si preparò allo scontro navale portando le navi nell’isola di Egussa (Favignana). Il 10 Marzo 241 A.C. Catulo vide che la flotta Cartaginese avrebbe avuto il vento a favore. Riflettendo si rese conto che se avesse attaccato subito, le navi nemiche sarebbero state lente e cariche di merci e i Romani avrebbero potuto vincere facilmente. Catulo andò, quindi, a Levanzo dove aspettò il passaggio delle navi cartaginesi. Il risultato fu micidiale: inferiori nella manovra e nel combattimento, i Romani affondarono 50 navi cartaginesi e ne catturarono altre 70, provocando migliaia di morti. Lutazio Catulo tornò a Lilibeo, dove dovette gestire il bottino: circa 10.000 uomini erano caduti nelle sue mani. Inoltre, il comandante romano rinnovò l’assedio di Lilibeo e riuscì ad espugnare la città. Cartagine, pertanto, avendo subito alle isole Egadi una così sconfitta pesante in termini di uomini e soprattutto di navi, con le finanze esauste, dovette chiedere la pace a Roma. Dopo 24 anni di guerra si concluse così la prima guerra romano-punica.

 rostro

A testimoniare quella che fu definita la battaglia di tutte le battaglie ci sono le testimonianze archeologiche che da secoli arricchiscono i fondali marini della riserva naturale più grande d’Europa. I rostri in particolare, ora finalmente in mostra all’ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, è un’emozione vera. Quella forma singolare con le tre punte pronte a speronare le navi nemiche, provoca turbamento. Toccarli, poi, è un’esperienza unica: si tocca con mano una grandiosa arma di offesa, e quasi ci si sente schiacciati tra quelle punte e la nave nemica ormai sventrata. Si può anche leggere l’incisione col nome del questore che fece fondere l’uno o l’altro rostro e ammirare la vittoria alata che decora alcuni, e gli elmi che decorano altri.

 ritrovamento anfore

Ma non ci sono solo i rostri. Ci sono anche gli elmi trovati, otto in tutto, e le anfore e altro vasellame. C’è un po’ tutto quello che in dieci anni di ricerche, dal 2005 a oggi, ha consentito di localizzare con certezza il luogo della battaglia confermando un’intuizione che Sebastiano Tusa, Soprintendente del mare della Regione Siciliana, ebbe oltre trent’anni fa. Nel 1984 Tusa ascoltò Cecè Paladino, subacqueo di Favignana, raccontare di un “mare di ancore”, circa 150 ceppi d’ancora per la precisione, da lui trovati nel mare a est di Capo Grosso, la punta più settentrionale dell’isola di Levanzo. Allora si diceva che la battaglia delle Egadi aveva avuto luogo presso Cala rossa di Favignana, rossa del sangue dei cartaginesi: un’identificazione troppo semplicistica per essere vera. Forse, ha pensato Tusa, le ancore di Cecè identificano il vero luogo dove la flotta romana si nascose per cogliere di sorpresa i cartaginesi: forse la rotta cartaginese mirava a raggiungere Erice da Marettimo passando a nord di Levanzo. Ma tutto ciò rimase solo un’ipotesi fino al 2002 quando venne alla luce il primo rostro, trovato da un pescatore. E poi via via tutti gli altri, identificati e scavati dalle attrezzature di alta profondità della RPM Nautical Foundation diretta dall’archeologo Jeffrey Royal: quel tratto il mare è profondo un centinaio di metri. Nel frattempo i due archeologi hanno riletto Polibio e gli altri storici immaginando le scelte dei due comandanti, il cartaginese Annone e il romano Lutazio Catulo. Hanno studiato finanche i venti che furono determinanti per l’esito della battaglia: Annone salpò di buon mattino da Marettimo confidando nel vento favorevole, ma questo nel corso della giornata mutò e risultò favorevole ai romani, come aveva previsto Lutazio Catulo. Al giusto segnale, le navi romane uscirono dal loro “nascondiglio” e per Annone non ci fu più scampo: colpito da ogni parte e incapace di avanzare per il vento contrario, in breve fu costretto alla ritirata.

 Battaglia delle egadi museo

L’ex stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana è un’autentica meraviglia: è uno tra i più grandi del Mediterraneo, e il luogo dove a fine Ottocento s’inventò il sistema di conservare il tonno sott’olio. Fu acquisito dalla Regione nel 1991 e in parte restaurato (oltre 14 milioni di euro di spesa per quasi 20.000 metri quadrati di superficie, su un totale di 32.000), e dal 2009 è uno spettacolare esempio di archeologia industriale, e il luogo dove si narrano storie di imprenditoria e mattanza. Al suo interno una istallazione multimediale che racconta la storia di quei cruenti giorni di battaglia e le gesta dei dei valorosi condottieri. Il Comune ne cura l’apertura per conto della Regione. È immenso, con capannoni grandiosi, e presto comincerà il restauro anche della parte mancante. Diventerà, nelle intenzioni di tutti, una grande “fabbrica della cultura” capace di portare vita in un luogo frequentato abitualmente solo d’estate. Insomma è una sfida. Finora i numeri sono incoraggianti: circa 60.000 i visitatori che dal 2014 ad oggi, ogni anno, hanno varcato le soglie della struttura.

 ex Stabilimento florio

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